PANDEMIA E COMMUNITY ONLINE: quando l’unione fa davvero la forza!

oceano rosso e oceano blu
Il MERCATO oggi: un OCEANO tanto ROSSO ma forse ancora un po’ BLU!
25 Febbraio 2021

Cosa spinge molte specie animali ad aggregarsi fra loro?

Principalmente fattori vitali: nutrimento, difesa del territorio e difesa dei cuccioli. È la consapevolezza della potenza dell’unione che li porta a vivere in branco.

“L’unione fa la forza” non è solo un modo di dire: è la verità, proprio come il regno animale insegna. E allora, non è un caso che proprio durante il lockdown sia cresciuta esponenzialmente l’importanza dei gruppi Facebook e delle community online. La pandemia ci ha cambiati ed ha stravolto il nostro modo di vivere, ma anche di comunicare. Tutti chiusi a casa, a distanza, in smart-working, senza più alcuna possibilità di socializzare, incontrare nuove persone, fare nuove esperienze e creare relazioni. È solo grazie ad Internet e agli strumenti digitali che molti di noi sono riusciti ad affrontare un periodo storico così particolare: il mondo online ci ha aiutato a rimanere in contatto con le persone care, a condividere interessi e a cercare informazioni.

Le “comunità online” ed in particolare i gruppi Facebook rappresentano oggi un nuovo spazio sociale ed uno strumento di aggregazione molto potente. Un luogo virtuale che assomiglia alla piazza del paese, alle panchine del parco, ai tavolini del bar che d’improvviso non possiamo più frequentare. Uno spazio in cui troviamo persone “simili” a noi per interessi, località, e passioni. In cui possiamo confrontarci, scambiarci consigli, chiedere aiuto, condividere informazioni ma anche confidarci.

Ci sono gruppi di paese, gruppi di appassionati (di qualsiasi genere), gruppi di lavoratori e gruppi legati ai marchi. Si, perché oltre ad una nuova forma di socialità, gruppi e community rappresentano anche un potentissimo strumento di marketing: per un brand di successo avere una community affezionata, realmente interessata a ciò che è/fa, ai prodotti che vende o ai servizi che offre, è ormai fondamentale.

Permette infatti di:

  • creare un legame molto più stretto con le persone e quindi con i clienti (potenziali o già acquisiti);
  • informare il pubblico su nuove iniziative/prodotti e coinvolgerlo (contest, Q&A, stories, ecc. );
  • ascoltare le persone (i clienti) per comprendere i loro bisogni e perfezionare la propria offerta;
  • rendere i clienti fidelizzati ambasciatori (più o meno consapevoli) e promotori del brand (stories, tag, repost, commenti, ecc.), rafforzando così la propria presenza sul mercato;
  • creare senso di appartenenza ed esclusività.

Creare un gruppo è facile ma popolare la community, gestirla e moderarla, non è sempre semplice. Devono esserci amministratori, moderatori e regole da rispettare per gli utenti (chi non rispetta le regole “è fuori”). Ma le potenzialità sono davvero enormi.

D’altronde Mark Zuckerberg l’aveva annunciato già nel 2019, dal palco di Facebook F8: “The future is private.”

Che cosa voleva dirci?

Che gli utenti condividono sempre più contenuti online, ma con gruppi di persone sempre più ristretti. E allora Facebook, il social più usato nel mondo, si adegua: il suo obiettivo non è più solo “mettere in connessione le persone” ma “costruire community”. Ed è ovvio quindi che anche l’algoritmo di Facebook punterà sempre di più sui gruppi (lo sta già facendo), mostrando sul feed degli utenti sempre più contenuti provenienti dai gruppi cui sono iscritti.

La pandemia non ha altro che confermato la previsione di Zuckerberg e velocizzato questo processo: in un periodo storico così difficile, le community sono riuscite a tenere vivi i contatti tra persone e ad offrire un supporto emotivo che per molti è stato (ed è fondamentale) per resistere alla solitudine.

Nelle comunità online si conoscono nuove persone, si creano amicizie, ci si confida e si entra nelle vite degli altri, proprio come accade nella vita reale. La nuova socialità passa sempre più attraverso l’online: sempre più labili sono i confini tra virtuale e reale, online e offline.

 

 

 

 

 

 

 

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